Brown’s Job

Brown is gone, and many men in the trade are wondering who is going to get Brown’s job.

There has been considerable speculation about this. Brown’s job was reputed to be a good job. Brown’s former employers, wise, grey-eyed men, have had to sit still and repress amazement, as they listened to bright, ambitious young men and dignified older ones seriously apply for Brown’s job.

Brown had a big chair and a wide, flat-topped desk covered with a sheet of glass. Under the glass was a map of the United States. Brown had a salary of thirty thousand dollars a year. And twice a year Brown made a “trip to the coast” and called on every one of the firm’s distributors.

He never tried to sell anything. Brown wasn’t exactly in the sales department. He visited with the distributors, called on a few dealers, and once in a while made a little talk to a bunch of salesmen. Back at the office, he answered most of the important complaints, although Brown’s job wasn’t to handle complaints. Brown wasn’t in the credit department either, but vital questions of credit got to Brown, somehow or other, and Brown would smoke and talk and tell a joke, and untwist his telephone cord and tell the credit manager what to do.

Whenever Mr. Wythe, the impulsive little president, working like a beaver, would pick up a bunch of papers and peer into a particularly troublesome or messy subject, he had a way of saying, «What does Brown say? What does Brown say? What the hell does Brown say? – Well, why don’t you do it, then?»  And that was disposed.

Or when there was a difficulty that required quick action and lots of it, together with tact and lots of that, Mr. Wythe would say, «Brown, you handle that.»  And then one day the directors met unofficially and decided to fire the superintendent of No. 2 Mill. Brown didn’t hear of this until the day after the letter had gone. «What do you think of it, Brown?» asked Mr. Wythe. Brown said, «That’s all right. The letter won’t be delivered until tomorrow morning, and I’ll get him on the wire and have him start East tonight. Then I’ll have his stenographer send the letter back here, and I’ll destroy it before he sees it.» The others agreed, «That’s the thing to do.»

Brown knew the business he was in. He knew the men he worked with. He had a whole lot of sense, which he apparently used without consciously summoning his judgment to his assistance. He seemed to think good sense.

Brown is gone, and men are applying for Brown’s job. Others are asking who is going to get Brown’s job – bright, ambitious young men, dignified older men.

Men who are not the son of Brown’s mother, nor the husband of Brown’s wife, nor the product of Brown’s childhood – men who never suffered Brown’s sorrows nor felt his joys, men who never loved the things that Brown loved nor feared the things he feared – are asking for Brown’s job.

Don’t they know that Brown’s chair and his desk, with the map under the glass top, and his pay envelope, are not Brown’s job?  Don’t they know that they might as well apply to the Methodist Church for John Wesley’s job?  *

Brown’s former employers know it.  Brown’s job is where Brown is.

* John Wesley (1703-1791) fu il fondatore della chiesa metodista.

Note

Questo testo fu pubblicato nel 1920 su The Wedge, la rivista della George H, Batten Company, un’agenzia di pubblicità di New York (che nel 1928 si fuse con Barton, Durstine & Osborn, diventando la nota sigla BBDO). Non ci sono informazioni sull’ipotesi che sia stato ispirato dalla “dipartita” di qualcuno. Comunque è chiaro che l’autore ha voluto definire un modo di essere più che rimpiangere una singola persona. “Brown” è la sintesi e l’esempio di diverse persone che esistono e che sono esistite – e chi di noi ha avuto la fortuna di incontrarne una non la dimenticherà mai.  Se siamo molto fortunati possiamo sperare, qualche volta, di essere Brown

La traduzione italiana dopo il salto…

Brown se n’è andato – e molti nell’ambiente si chiedono chi prenderà il suo posto.

Se ne parla parecchio e si dice che il posto di Brown sia molto desiderabile. Quelli per cui Brown lavorava, gente saggia e matura, si trovano ad ascoltare con silenzioso stupore i brillanti giovani ambiziosi ed esperti dignitosi anziani che si offrono per occupare il posto di Brown.

Brown aveva una poltrona comoda e una bella, grande scrivania coperta da una lastra di vetro. Sotto il vetro c’era una mappa degli Stati Uniti. Brown aveva uno stipendio di trentamila dollari all’anno. *   Due volte all’anno si metteva in viaggio e andava a trovare tutti i distributori dell’azienda.

Brown non ha mai cercato di vendere qualcosa a qualcuno. Non era esattamente nel reparto vendite. Visitava i distributori, andava da alcuni rivenditori, ogni tanto faceva un piccolo discorso ai venditori. Quando era in ufficio rispondeva alla maggior parte dei reclami importanti, benché non fosse compito suo occuparsi dei reclami. Brown non era neppure nel reparto crediti, ma quando c’era un grosso problema di riscossione in un modo o nell’altro arrivava a Brown, che fumava, chiacchierava, raccontava qualche storia divertente, sgarbugliava il filo del telefono e spiegava al direttore crediti come fare.

Ogni volta che Mr. Wythe, l’impulsivo indaffarato presidente che lavorava come un furetto, prendeva in mano un pacco di scartafacci per studiare un problema particolarmente complicato e difficile, si trovava a dire «Che cosa ne pensa Brown? Che cosa dice Brown? Insomma che cosa ne dice Brown? Be’ allora perché non lo fate?» e poi non ci pensava più.

Quando c’era qualche difficoltà che richiedeva molta azione immediata, e con molto tatto, Mr. Wythe diceva: «Brown, pensaci tu».

E poi un giorno il consiglio di amministrazione, in una riunione non ufficiale, decise di licenziare il direttore dello stabilimento numero 2.  Brown non ne fu informato se non dopo che la lettera era partita. «Che cosa ne pensi, Brown?» chiese Mr. Wythe. Brown disse «Va bene. La lettera non arriverà prima di domattina, ora gli telefono e gli dico di venire qui subito, così parte stasera. Poi chiedo alla sua segretaria di rispedirci la lettera e la distruggo prima che lui la legga». Gli altri dissero che erano d’accordo. «Questa è la cosa da fare».

Brown conosceva l’azienda, il mercato e l’ambiente, conosceva le persone con cui lavorava. Aveva un buon senso che apparentemente applicava senza doverlo coscientemente invocare. Sembrava esprimere istintivamente buon senso.

Brown se n’è andato e molti cercano di avere il suo posto. Altri chiedono chi prenderà il posto di Brown. Brillanti giovani ambiziosi ed esperti dignitosi anziani.

Persone che non sono il figlio della mamma di Brown, né il marito della moglie di Brown, né il prodotto dell’infanzia di Brown – che non hanno sofferto le pene di Brown o sentito le sue gioie, non hanno mai amato le cose che Brown ama né avuto paura di ciò che fa paura a Brown – chiedono il posto di Brown.

Non sanno che la poltrona di Brown, la scrivania con la mappa sotto la lastra di vetro e la sua busta paga non sono il posto di Brown?  Non sanno che a questa stregua potrebbero offrirsi alla chiesa metodista al posto di John Wesley?  **

Quelli per cui Brown lavorava lo sanno.  Il posto di Brown è dove è Brown.

[Testo trovato tramite il seguente LINK ]


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